Il solco di Mancini: B o piazza pulita


“Io vi scopro tutti”. Lo diceva, qualche giorno fa in sala stampa, Galderisi. Intendeva - in maniera chiara e diretta, non minacciosa - sgamare quelli che stanno col presidente e quelli che invece non ci stanno; così, di conseguenza, starebbero dalla sua parte. Come operazione non è che sia il massimo, comunque c’è riuscito: è bastata una sconfitta in casa col Como e tutti si sono rivelati.
Prezzo un po’ alto perché non ci vuole poi molto a capire la geografia.E’ da anni, sempre, stancamente la stessa. In dieci giorni, anche uno che non è “di mondo”, fa “tana” a tutti. Figuriamoci svegli ed esperti come Nanu.
Tuttavia qualcosa di nuovo è venuto a galla. Ed è il distacco netto, il fosso, che esiste fra il presidente Mancini, lo stesso Galderisi e - novità nella novità - il direttore sportivo Ceravolo. Il proprietario dell’Arezzo su queste colonne ha prima bacchettato il (suo) allenatore (“Non ha scoperto il calcio”) e poi ha affondato sul (suo) direttore, quello che ha firmato per cinque anni col Cavallino. “E’ stato un errore cedere Baclet per Fofana che non ha mai fatto manco un gol” tuona il presidente. I panni sporchi si lavano in casa, si dirà, ma ormai siamo all’outing più spinto ed è giusto prenderne atto.
Appare chiaro che per Mancini questo Arezzo e questo assetto ha un senso in serie B, altrimenti è chiaramente sfiduciato. Una serie cadetta che potrebbe, magari, non vedere l’imprenditore della Rassinata al vertice societario e il diesse sì. L’amore insomma, i progetti dell’estate, appaiono fortemente incrinati, quasi finiti. D’altra parte Mancini è uno dei presidenti che spende di più in questa stagione di Prima divisione per gestire la società (pensiamo solo ai contratti fatti in B) ed è comprensibile che non si accontenti, fino ad affondare il coltello sui suoi collaboratori quando le cose non vanno.
A questo proposito detto che Galderisi ha migliorato l’Arezzo mentre con Semplici non saremmo a questo punto, dobbiamo spezzare più di una lancia a favore del “pres”.
Perché a noi Gazzettieri il clima di queste ultime settimane non piace e crediamo che incida anche nell’atteggiamento della squadra. Cosa c’entra ad esempio salutare ogni fine conferenza stampa del venerdì con “speriamo di rivederci la prossima settimana”(così dice Galderisi)?
Il gioco a dividere porta sempre a distruggere ed è questo - più che la tattica e le scelte del tecnico che difendiamo strenuamente - che “incarta” l’Arezzo, lo fa oltre ogni avversario. Non è un caso che questa settimana il “direttore” sia arrivato a capire che è meglio, davvero, star zitti. Tutti. Esternazioni annullate.
Nei giorni di “pausa comunicativa”, i prossimi, non si sforzi Galderisi di capire questa piazza: è così semplice, vera, non dà pressioni, non ha bisogno di allenatori che allenino i giornalisti, tantomeno i tifosi. La geografia era già chiara quando è arrivato, ma non è riuscito (o non ha voluto) leggerla. Scelte.
Lo diciamo noi che non siamo e non lo saremo mai, “filo governativi”. Non certo per partito preso. Conserviamo ancora, nel cassetto, un mazzo di lettere che Piero Mancini ci indirizzava nell’inverno 2001-2002, “dettate” all’allora addetto stampa (perché con Mancini hanno lavorato in diversi, anche quelli che ora fanno i critici): smentivano il passaggio di Ricchiuti al Rimini.
Una valanga di “non succederà, fatela finita” (questo il senso) ostinatamente inascoltate dai Gazzettieri (soli, come sempre, ci siamo abituati).
Mancini non la prese bene (eufemismo). Per la cronaca Ricchiuti fu venduto al Rimini (cvd) nell’ultimo giorno di mercato. Da quell’inverno è passato il disgelo, anche qualche cattivo consigliere, ma i fatti restano.
Noi Gazzettieri siamo rimasti un po’ così: forse ostinati e anche contrari rispetto all’omologazione che non rispetta chi legge, tifa, si appassiona. Ecco perché, mai come questa volta il silenzio è d’oro.
Federico Sciurpa

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