Neo On: l'apparente ritirata sulla cultura


“Siamo accesi”. I ragazzi di Neo On avvertono il mondo, mandano messaggi chiari e forti. All’esterno, per i non addetti ai lavori intendiamo, appaiono segnali di fumo. Stringi stringi quelli dei festival non parteciperanno - per loro ammissione - all’organizzazione del capodanno e al Play Art, quindi in concreto resterà tutto come prima. Al momento non hanno assicurazione di un festival tutto loro, in compenso possono parlare direttamente con gli assessori Brezzi e De Robertis, visionare le delibere, dire ciò che non va, avanzare proposte. Insomma quello che dovrebbe fare un partito politico e che, evidentemente (se devono pensarci loro) non fa. Detta così non è certo un bell’andare.

E’ però piuttosto fisiologico quello che accade. Nel senso che Neo On non è un soggetto giuridico, raccoglie le associazioni aretine, ma non può riceve finanziamenti, gestire alcunché. Almeno al momento.

Si muove per una causa che riteniamo giustissima considerato il vuoto, il sonno culturale di Arezzo, dove per di più i migliori non hanno la forza di essere presi in considerazione. Un lavoro che è quasi di contributo e che quindi si indirizza nella ricerca di una cornice, l’impostazione di un metodo per individuare un impianto; un progetto assieme al Comune che poi permetta anche alle associazioni aretine di potersi esprimere: guadagnarsi un palcoscenico, dignitoso. Quello che meritano, soprattutto dopo la sciagurata perdita di Arezzo Wave e l’esoso Play Art che lo ha rimpiazzato, guardabile solo nelle serate di grande musica.
Ecco, esaurita questa fase di confronto con il Comune, potrebbe succedere davvero ben poco però. Gli amministratori hanno la forza del “divide et impera” e sul piano operativo mettono fuori bandi per l’organizzazione degli “eventi” ai quali Neo On (rete di associazioni) non può rispondere. E’ ogni singola associazione che risponde. Un limite nel percorso di confronto di Neo On. Una strada che non dovrebbe limitarsi allo studio delle carte, al mero e apprezzabile contributo di un “tavolo”, ma arrivare a una proposta univoca che si tocchi e metta d’accordo le tante anime dell’associazione. In questo senso l’amministrazione ce l’ha molto chiara la sua idea: lasciare tutto così come è, chiedendo ai ragazzi dei Festival di integrarsi nel Neo On per rilanciare le sezioni dedicate al teatro, alla letteratura, “alla strada”. Coprire i flop insomma. Una integrazione fra l’organizzazione di sempre e “i ragazzi”, che comunque appare piuttosto dura.
Se il fronte dei ragazzi infatti si può sgretolare perché Neo On non è un soggetto che opera a nome di tutti (ci riferiamo ai bandi ecc.) e qualche singolo è tentato di abboccare alle eventuali avance di piccola gloria offerte dagli amministratori, difficilmente verrà accettato un ruolo artistico gregario.
Neo On è insomma convinta che prima va cambiato l’andazzo delle modalità di appalto dei grandi eventi e su questo assunto tutte le associazioni sembrano convinte. Appare inevitabile che a questo punto si chieda un passo indietro a Tafuro, l’organizzatore di tutte le sezioni del Play e del Play Campus. Esempio: un direttore artistico che si occupa solo della parte musicale e le altre sezioni “agli aretini”? Non va, non regge. Nemmeno sulla carta. Ecco anche perché, col quadro attuale, Neo On non parteciperà all’organizzazione di capodanno e Play Art. Serve un’altra cornice per scendere in campo, vero. Però alla fine non si resti in panchina. Poi sono tutti bravi a creare alibi.E non sta bene. Soprattutto, non è giusto per chi invece ha tanto da dire, a testa alta, in questo vuoto.
Federico Sciurpa

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