Lettera su Arezzonotizie e la mia risposta


Avevo la sensazione che qualcosa non quadrasse nei recenti articoli sul “Corriere di Arezzo”, che informavano del movimento contro la memoria a Vittorino Ceccherelli presente nell’atrio d’ingresso del Liceo “Petrarca” di Arezzo, anche facendo mio il famoso «A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca». Più ancora, però, mi aveva creato qualche dubbio lo zelante giornalista estensore di questi articoli, il dottor Sciurpa, che ci metteva del suo così bene da farmelo (quasi) ritenere anch’egli uno dei compagni del movimento.

Adesso, da Federico Sciurpa, dopo le sue palettate giornalistiche di questi ultimi giorni sul redivivo D’Alessandro, avrei desiderio di sapere (sempre che si degni e scusandomi in anticipo per il disturbo) se sia sempre della stessa idea, ovvero se ritenga ancora positiva l’istanza contro la memoria al Ceccherelli.
Questo, lui, forse non l’ha scritto, o non l’ha scritto così chiaro, ma io l’ho sentito con le mie orecchie parlare in tal senso. Poi, più sottilmente, vorrei dicesse anche se – dopo il suo formidabile scoop – la petizione di cui si è fatto latore proprio il D’Alessandro conservi ancora, secondo lui, una sua dignità meritevole di attenzione istituzionale; oppure sia invece ben giustificato destinare il tutto al cestino, come detto dal signor Sindaco.
Tali mie domande, che rivolgo a Sciurpa da questo spazio, hanno una sola ragione: capire se anche questa circostanza rappresenti per anarchici e libertari, d’Italia e di Spagna, l’ennesima volta in cui sono caduti nella trappola di uno sporco gioco a loro completamente estraneo; rimettendoci faccia e culo.
Mi sento da tutto ciò particolarmente toccato, specie ripensando al Pablo Neruda di «La Spagna nel cuore». Sentimenti, e che sentimenti! Pericoloso, assai pericoloso scherzarci.
Ciro Anselmi


Caro Ciro ,

Prima di tutto la ringrazio per leggere il Corriere di Arezzo e segnatamente gli articoli sulla vicenda della targa a Ceccherelli. Fino a ieri eravamo gli unici a trattare la vicenda, oggi siamo certo, d’improvviso, di più. L’amnesia diventa perfino cronaca arretrata per tanti. Una magia. Succede dopo che è uscito lo scoop su D’Alessandro (del tutto casuale le assicuro, ci ho lavorato per settimane), che lei riconosce a me e quindi al Corriere, la cui redazione da più di undici anni mi onoro di coordinare.Grazie ancora.
Sulle mie compagnie vorrei tranquillizzarla: ho solo due tessere in tasca. Quella dell’ordine dei giornalisti (tra qualche giorno dovrò pagare la quota, a proposito…) e quella dell’Associazione Italiana Sommelier (Ais, il mio hobby) che ho conquistato dopo aver studiato, frequentato e dato, ovviamente, regolari esami. Per il resto ho solide convinzioni personali. Da sempre. Questo sì. Idee che non ho mai confuso col mio ruolo di giornalista capo servizio, aperto e corretto verso tutti, tanto che sulla vicenda Ceccherelli abbiamo dato palettate di spazi a ogni voce, senza mai occultare una voce che sia una. Un dibattito leale: favorevoli e contrari. Argomentazioni di qua e dall’altra parte. Quello che deve fare un giornale locale: libero, solido, attento alle sensibilità di tutti i lettori. Ed è quello che sono io, la frase celebre nel mio blog che lei legge (altro grazie): “Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo”.
Come la penso sulla targa al legionario infatti, non le è chiaro proprio per questo. Ovvio. Così me lo chiede attraverso questo spettabile sito internet. Una felice riprova. Non so cosa si aspetta, ma le dirò il mio umile punto di vista.
Fra le mie idee, da sempre, da anni (non da ora), ce ne è una e una soltanto, sulla targa a Ceccherelli. Non serve orecchiarla o farsela raccontare conto terzi.
Sono cioè stupito che da 70 anni a questa parte la città di Arezzo e la Provincia di Arezzo (medaglia d’oro alla Resistenza) non abbia fatto nulla per integrare quella targa (con colpevole superficialità) con una spiegazione: da che parte è caduto Ceccherelli, che cosa era la guerra di Spagna, la carneficina di matrice italiana. E’ nell’atrio di un liceo la targa: se per tante generazione il Ceccherelli può essere considerato perfino un eroe, si sappia almeno perché. Personalmente non sono per rimuoverla (così dovrebbe, portarla in altro luogo), ma solo per un motivo di opportunità, pratico (diciamo). Perché è una lapide, la storia non si tocca, così il ricordo di un ragazzo che per me è caduto dalla parte sbagliata e ha avuto il coraggio di farlo. Un sacrificio al quale il regime fascista assegnò il tributo della medaglia d’oro e l’ha messo, piazzato lì.
Già, però le responsabilità vanno conosciute e riconosciute. Belle, scritte, in un pannello. E che responsabilità Ciro.
Galeazzo Ciano, ministro degli esteri del governo fascista, scrive nel suo diario che “la verità sui bombardamenti di Barcellona è che li ha ordinati Mussolini a Valle, alla Camera, pochi minuti prima di pronunciare il discorso per l’Austria. Franco non ne sapeva niente e chiede di sospenderli temendo complicazioni con l’estero”. Secondo Ciano Mussolini si “dichiara lieto che gli italiani riescano a destare orrore per la loro aggressività anziché compiacimento come mandolinisti”.Arrigo Petacco in “Viva la Muerte”, spiega che Barcellona “fu investita da bombardamenti indiscriminati al confronto dei quali quello di Guernica fece sorridere.” Ciano nel diario annota un “bombardamento terrorizzante: palazzi polverizzati traffico interrotto, panico che diventa follia: 500 morti, 1500 feriti.” Fermiamoci qui. Era il marzo 1938, Ceccherelli non c’era più. Aveva già operato. Torno alla sua lettera, che è di persona colta, profonda. Tocca Neruda, uno dei miei amori. Il discorso sugli anarchici e libertari traditi. E’ stato sempre così, non è così secondo me stavolta, che c’entra D’Alessandro (uomo libero per la legge della democrazia Italiana) che ha portato le firme, meglio un chierichetto? Eravamo tutti in pace, già. La saluto con Neruda: “Amare è così breve, dimenticare così lungo.” Grazie per leggere anche il mio blog, una delle mie compagnie, a presto.
Federico Sciurpa

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