Ha due mogli, bigamo a giudizio


Il Corriere questa mattina si è occupato di un caso di bigamia approdato in tribunale. Un uomo di 52 anni rischia una severa condanna per aver contratto due matrimoni. Prima, nel 1983, ha sposato un’italiana con la quale ha vissuto nell’Aretino, in Valdichiana. Poi, nel 2003, si è sposato con un’egiziana. E’ stata la prima moglie, fiutato l’inganno, a denunciarlo. Ora Mohamed A., cittadino italo-egiziano, imprenditore che vive tra l’Italia e il Paese delle Piramidi, rischia una pena che in teoria arriva fino a cinque anni di reclusione. La scoperta delle seconde nozze è avvenuta nel contesto di una tormentata separazione. Ecco il pezzo del collega Luca Serafini.

AREZZO - E’ sposato contemporaneamente con due donne. Bigamo cioè. E per questo rischia una severa condanna. Perché in Italia non si può avere più di una moglie; lo dice chiaro la nostra legge che nega la possibilità di mettersi più fedi al dito. Il super marito (due matrimoni all’insaputa delle due consorti) è finito dai fiori d’arancio alle carte bollate. Il bigamo è un uomo con doppia nazionalità, italiana ed egiziana, che vive un po’ nell’Aretino e un po’ nel Paese delle piramidi. A denunciarlo è stata la prima moglie (italiana, 49 anni, residente in Valdichiana) che ha scoperto l’altarino nel contesto di una travagliata separazione. E’ venuta a sapere che il marito aveva sposato una donna egiziana senza aver sciolto il precedente vincolo che unisce a lei.

Ieri la prima moglie si è presentata al tribunale di Arezzo dove era in programma la prima l’udienza del singolare processo. Non c’era l’imputato, Mohamed A., 52 anni, difeso dall’avvocato Alessandro Serafini dello studio legale Dieci e Bonacci. Ma alla prossima udienza pare certo che la coppia si riunirà... si fa per dire.
Ma ricapitoliamo. Le prime nozze, tra l’italo-egiziano e l’italiana, sono del 3 luglio 1983, a Roma. L’uomo conduce un’attività imprenditoriale nell’Aretino, in Valdichiana, e impalma la donna, D.F., infilandole l’anello al dito.
Ma la vita coniugale non sarà rose e fiori. Prevalgono le spine, anzi. Tanto che la relazione naufraga, la coppia scoppia. Incomprensioni e attriti. Il colpo di scena è del 2006, quando la moglie si insospettisce e decide di fare accertamenti sul conto del marito, che va e viene dall’Egitto. Salta fuori un documento che, secondo l’accusa, comproverebbe le nozze bis del signor Mohamed A., nato al Cairo ma con doppia nazionalità, celebrate nel 2003 nella provincia di Algarbia. Scatta la denuncia e il procedimento penale istruito dalla Procura di Arezzo. Il marito double face viene indagato per l’articolo 556 del codice penale ai sensi del quale, per dirla in termini giuridici, “chiunque essendo legato da matrimonio avente effetti civili, ne contrae un altro, pur avente effetti civili, è punito con la reclusione da uno a cinque anni”. Sarà il giudice monocratico Vincenzo Denaro, alla fine, a sentenziare. Il processo (con pubblico ministero Francesco Bianchi) verrà celebrato con rito abbreviato. La prima moglie che grida al tradimento è intenzionata a costituirsi parte civile. E assistita dall’avvocato Marco Del Sole. Non capita tutti i giorni un processo ad un bigamo, o presunto tale (nel dibattimento ci sarà battaglia). Scarseggiano davvero i precedenti, mentre la memoria fa riaffiorare il film di Luciano Emmer, recentemente scomparso. Nel cast (anno 1955) c’erano Vittorio De Sica (nel ruolo di un avvocato smemorato, logorroico e stravagante), Marcello Mastroianni, Franca Valeri, Ave Ninchi e tanti altri. Le disavventure di un giovane venditore di dentifrici, sposino novello, nel quale una mitomane riconosce il proprio consorte fuggiasco.
Quella era una farsa. Qui invece si fa sul serio. Prossimo atto il 14 dicembre.
Luca Serafini

Nessun commento:

Posta un commento