Capodanno, quale orchestra?


Fa più freddo, in giro montano le luminarie e sarà anche perché gireranno meno soldi per Natale, ci si chiede cosa vedremo in piazza per Capodanno. Manca un mese, d’altra parte. E’ lecito. Eravamo rimasti al “bandino” del Comune infiocchettato in un comunicato, nel quale si invitavano le associazioni aretine a partecipare. Un po’ come chiudere la stalla quando sono scappati i buoi, visto che le associazioni aretine da queste estate (quasi tutte) sono riunite in un coordinamento che si chiama Neo On e hanno pubblicamente annunciato di non prendere a questa organizzazione: non sono un soggetto giuridico e, singolarmente, non sono pronte a mettere su un evento del genere.Così, a quanto trapela, nessuna delle associazioni che appartengono a Neo On avrebbe risposto all’invito dell’assessore Lucia de Robertis, molto presa in questi giorni in una frenetica scalata alle vette della politica, fin su a bramare uno scranno in consiglio regionale; elettori delle primarie Pd permettendo, ovvio.
Forse i ragazzi delle associazioni - quelli che chiedono un ruolo da protagonisti (sempre negato) con un loro festival - avrebbero gradito (ipotizziamo) un altro tipo di bando e di progetto, chissà; risultato l’orchestra della festa di capodanno suonerà molto probabilmente con l’orchestra dei soliti organizzatori. Aspettiamo, curiosi, l’annuncio del programma. Un comunicato che magari porti un pizzico di innovazione nelle piazze, una “botta di vita” diciamo, in una giornata così straordinaria da trascorrere anche nelle strade. E non c’è tempo da perdere, i giochi ormai saranno fatti.
Intanto il confronto sulle politiche culturali avviato questa estate e che vede ad un tavolo Neo On e gli assessori De Robertis e Brezzi, non si è perso per strada. Per ora nulla ha costruito, però tutti attendono fiduciosi un risultato. Concreto, tangibile. Oltre il capodanno, chiaramente. I ragazzi è gli assessori si vedranno infatti nei prossimi giorni. Forse già in questa settimana. Dovremmo capirne di più sugli spazi artistici che i direttori dei festival locali reclamano, se verranno concessi e a che “prezzo” o se invece serviranno da stampelle, tappabuchi di un Play che così come è non sta in piedi, ma ormai si farà. Costi quel che costi.
Federico Sciurpa

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