Giovedì Paolo Ferrero, primo segretario di Rifondazione comunista che non viene dal Pci, è venuto ad Arezzo a presentare il suo libro. Una pubblicazione densa di lucide ammissioni di colpa e di progetti per guardare avanti e pensare positivo. Eravamo invitati al dibattito e abbiamo cercato di capirne di più non solo a livello nazionale dove ci sono più partiti comunisti che nel resto del mondo e il minimo storico dei voti, quanto nella realtà aretina. Locale.
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Pd, lo scontro per non prendersi in giro
C’è un partito, il Pd, che dà segnali pericolosamente contraddittori. Tanto incoerenti da far girare la testa ai suoi elettori, che proprio un pugno non sono e che al partito nuovo ci credevano davvero. Ma il partito delle primarie - il neo governatore della Regione cioè non considera Vincenzo Ceccarelli per la nuova giunta. Fuori l’aretino, il più votato della Toscana alle primarie e - come se non bastassero i voti - uno dei migliori amministratori che il centrosinistra ha espresso negli ultimi anni. L’ex presidente della Provincia di Arezzo, assessore regionale “in pectore”, farà dunque il consigliere a Firenze, ruolo “semplice” che il Pd aretino non ha accettato da zerbino di oscure (si fa per dire) scelte regionali. Marco Meacci, il segretario provinciale, ha dimostrato nell’occasione di essere uno foderato.
L'altro gusto delle piazze aretine
Piazze del Gusto che ieri e oggi “anima” il centro storico, è una iniziativa piena, anzi ricca, di buone intenzioni. L’obiettivo della manifestazione è quello di esaltare le eccellenze della tradizione gastronomica aretina. Cibi straordinari nella loro semplicità.Dei quali la standardizzazione del gusto, finisce per perdere traccia. Vi partecipano cuochi, macellai, panificatori e artigiani in genere, ancora capaci di esaltare il “made in Arezzo”. Fin qui un trionfo. L’applicazione dei progetto lascia invece molto a desiderare.
Quegli imbarazzi sul controllo dell'acqua
Ci sono silenzi assordanti e rumori così forti tanto da non sentirli mai. E’ il caso del referendum presentato pochi giorni fa in Cassazione dal Forum Italiano Movimenti per l'Acqua. Fra pochi giorni si raccoglieranno le firme e il 25 verrà ad Arezzo anche padre Alex Zanotelli, uno dei simboli di questa ”partita”. In settimana il Corriere ha trattato diffusamente la questione, rimasta invece sottotraccia per molti partiti politici.
Forse stavolta è giusto così però, la questione va ben oltre gli schieramenti e poi era Pasqua, quindi c’è sempre tempo per svegliarsi. Quello che è certo è che Arezzo sarà (così è annunciata) una delle capitali di questa ”raccolta”, avrà gli occhi addosso.
Forse stavolta è giusto così però, la questione va ben oltre gli schieramenti e poi era Pasqua, quindi c’è sempre tempo per svegliarsi. Quello che è certo è che Arezzo sarà (così è annunciata) una delle capitali di questa ”raccolta”, avrà gli occhi addosso.
Minacce razziste, tocca a Fanfani
Razzisti, nazisti, un odio viscerale contro gli ebrei che si manifesta contro il sindaco di Montevarchi Giorgio Valentini e adesso torna a colpire, con lettere anonime di minacce, quello di Arezzo; Giuseppe Fanfani.
Le lettere anonime, firmate dalle stesse mani o dalla stessa mano, arrivano al Corriere di Arezzo. Per posta. L'ultima, ricevuta ieri, è scritta a stampatello ed è riferibile agli autori delle precedenti. Dice sostanzialmente che il fenomeno razzista si è trasferito ad Arezzo, partendo (è una deduzione) dal Valdarno.
Razzisti, il volto degli ignoti
Denuncia. Denuncia contro ignoti. Possiamo provare a dargli un volto a questi uomini senza paura (o solo uno, chissà) che hanno mandato una, due, dieci e forse venti lettere contro il sindaco di Montevarchi nascondendosi dietro l’anonimato: minacce di morte, inni al razzismo, osanna ai nazisti, rimpianto per i forni crematori. E ancora lame e vetri, insulti al sindaco di Arezzo e al Prefetto, parole indicibili contro gli immigrati, fino a colpire i piccoli e indifesi; frasi che sbeffeggiano la Digos, rivendicano e annunciano attentati anche ad Arezzo.
Questa provincia mai scontata
E’ l’enorme e vivace provincia aretina a guadagnarsi la ribalta nazionale in queste settimane. Fra Tevere e Arno, d’altra parte, è facile che di cose ne accadano. Diverse. Le ultime da raccontare succedono, infatti, proprio a Montevarchi e Sansepolcro. Nel centro del Valdarno c’è un sindaco minacciato da lettere di stampo razzista con lame di taglierino dentro: una dozzina, molte delle quali arrivano - sistematicamente - anche al Corriere di Arezzo.
Odio e follia e adesso anche una sfida
Perché proprio Giorgio Valentini? Perché Montevarchi? Perché le minacce al sindaco valdarnese arrivano qui al Corriere? Una, due, poi altre due, di lettere, questa settimana, nel giro di pochi giorni. L’ultima ieri. Le domande, quelle domande, ce le facciamo da un pezzo, le risposte non le abbiamo e comunque proviamo a darle; ma questa vicenda delle missive anonime, razziste, di minaccia, va affrontata in maniera dura e palese. Presa di petto, da tutti. Non certo sottaciuta nel nome del “non fare pubblicità al mitomane”. Un quietismo che non va, non serve, non funziona.
Primarie nel Pdl, il dibattito è aperto
In un quadro politico che muore di sonno, la proposta più concreta l’avanza ancora Francesco Macrì. Nell’intervista di oggi al Corriere, l’esponente del Pdl, giovane ex assessore del governo Lucherini, indica la strada delle primarie per l’Arezzo del 2011. Questo almeno, se non uscirà fuori - nel giro di qualche mese, senza troppo attendismo - un candidato credibile dalla società civile. Nome che porti valore aggiunto al ballottaggio. Come successe con Lucherini, ingegnere di area liberale folgorato da Forza Italia, che nel 1999 ottenne una vittoria storica nella roccaforte rossa. Per fare il Pdl insomma, niente gazebo, tessere forse sì, di sicuro una consultazione all’americana.
"Rompere gli schemi", la risposta di Macrì
In più passaggi domenicali abbiamo sottolineato come, nei grandi temi della città, il solo Francesco Macrì riesce a condurre una politica di opposizione credibile e, se vogliamo, avanzata. Non ci stupisce che sia stato “segato” - da un gioco correntizio romano di marca An – da candidato del Pdl alle prossime elezioni Regionali. Lui, Macrì, eterno emergente, si è risentito. C'è rimasto male, ma incassata la botta, ha fatto la cosa più intelligente e vera di questa terra.
Ceneri (e carboni) dell'esperienza Lucherini
Non si nota proprio molto, ma ad Arezzo c’è anche chi si prepara a dare fondo a un progetto alternativo alla giunta Fanfani. Quello del Pdl. Le cronache per la verità sono state “prese” da altro; un consigliere comunale eletto in Forza Italia che passa all’Udc e altri tre che formano un loro gruppo (Arezzo Futura). A parte i pezzi ormai persi per strada però, qualche abbozzo di rilancio del centrodestra in città si intravede. Certo, c’è stata un po’ di confusione fra volti che vanno e vengono, addirittura spariscono e poi ritornano.
Ex Lebole, impacci e silenzi assordanti
La nuova puntata sull’area ex Lebole si arricchisce questa settimana di nuovi particolari. Quelli decisivi: Stefan ha già venduto i due negozi di Arezzo e Subbiano (acquirente una catena straniera di abbigliamento) e domani mattina riproporrà in Comune la dichiarazione di inizio di attività per aprire l’ingrosso che il sindaco ha stoppato. I lavori al capannone che fu della Lebole cominceranno - secondo Videtta, amministratore di Stefan - fra venti giorni e a fine aprile ci sarà il via al cash and carry a metà strada fra l’ingrosso e il supermercato.
Manovre e verità sull'ex area Lebole
Zitti e mosca. Coperti. C’era la consegna del silenzio attorno alle manovre sull’ex area Lebole. Affitto a Stefan del capannone (320mila euro l’anno e opzione d’acquisto) per l’ingrosso “cash and carry” che si trasforma in dettaglio (sgamato da Confesercenti), una proposta alternativa di una cordata locale (Butali e Giannetti, i nomi li fa il Corriere, “c'est plus facile”) e un’altra offerta ancora da parte di professionisti che intendono rilanciare e gestire l’area. Anche per questa notizia, pensiamo noi.
Ex Lebole, è anche questione di faccia
C’era il trucco. E il sindaco Fanfani ci ha messo uno stop. Quel capannone dell’ex Lebole non può andare a Stefan: l’area è produttiva e non commerciale e poi, come successo a Prato, non si può rischiare che l’ingrosso si trasformi in una vendita - camuffata - al dettaglio. Ci vuole poco: una tessera di socio di una cooperativa al momento dell’acquisto e l’ostacolo è aggirato. Si compra come in un normale negozio, non serve la partita Iva, condizione indispensabile per gli spacci.
La doppia partita sull'area ex Lebole
Si gioca una strana battaglia sull'area ex Lebole. I tavoli sono due, forse tre e l'unica questione certa è che fino alla fine nulla doveva trapelare. Meglio sapere a cose fatte. E' Confesercenti, l'organizzazione minoritaria in città dei commercianti, che il 15 gennaio di buona mattina fa "outing". Racconta col suo direttore Mario Checcaglini, persona chiara e limpida, che in quell'area sta per aprire un grande magazzino a marchio Stefan: 10-15mila metri quadrati di superficie di vendita in un'area produttiva nella quale non è consentita la vendita al minuto.
Neo On, all'improvviso calò il silenzio
Ma che fine ha fatto Neo On? Non è bellissimo cominciare con un punto interrogativo, però è necessario. Il coordinamento delle associazioni aretine - quelle che fanno cultura in città con un riscontro di “semiclandestinità” - è in effetti caduto in una zona d’ombra. Mai un’uscita nell’ultimo periodo, un comunicato per far conoscere ciò che Neo On fa o ha concluso. I “ragazzi” avevano idee chiare, esposte agli amministratori negli incontri di settembre e nel lavoro di quest’estate.
sdoganare Italia Wave, una parola
Sdoganare significa anche rivalutare. I politici ne hanno fatto largo uso del termine, perfino abuso, negli anni passati. Ora gli riesce di meno, o non gli riesce proprio. Prendete Arezzo Wave. Adesso si chiama Italia Wave e suona, canta e balla a Livorno. L’altro ieri il patron aretino del Love Festival, Mauro Valenti, ha presentato in città - Arezzo, dove il festival è nato e cresciuto - il concorso per gruppi musicali emergenti delle scuole.
Flop di capodanno, una festa di riparazione
Un’altra possibilità, come si dice, si dà a tutti. Figuriamoci alla festa dell’ultimo dell’anno. La festa che solo ad Arezzo non c’è stata e che andrebbe magari replicata (senza aspettare il prossimo Capodanno) con un bel concerto, possibilmente in una piazza sola. Era tutto pronto (o quasi) per musica, luci e brindisi in sei piazze della città. Poi qui, come in quasi tutto il resto d’Italia, è piovuto. Ma solo qui però, il Capodanno non si è festeggiato. Una tristezza.
lettera aperta all'anno nuovo
Caro Nuovo Anno. Il maiuscolo è dovuto alle grandi aspettative. La tua vita infatti, la desideriamo vedere finire con una esclamazione. “Ricordi il 2010? Che anno, quello lì”. Un sogno. Ma all’inizio si fa così. E’ sempre così. Sappiamo bene d’altra parte, che non si può chiedere tutto. E che più difficile ancora, sarà ottenerlo. Vorremo però, che tu, Nuovo, ci togliessi dai piedi qualche dubbio che il tuo collega, un 2004 un po’ carognetta, ci ha lasciato. Ne elenchiamo solo un po’, di quelli leggeri. Forse fatui. In maniera da risolverli anche il primo mese. La cultura, le politiche sociali prima di tutto.
Babbo Natale, chiediamo un po' di più
Venerdì è Natale. Proviamo a sbrigarci con la lettera. Innanzitutto un trenino. Serve a tutti, piace, anche alle donne. A Roma ormai, più che andarci, tocca anche dormirci. Basta perdere, facilissimo, l’ultimo desolato Intercity per Arezzo. Firenze regge ancora qualche botta. Ma solo con le toppe della Regione e il gioco per i nostri pendolari alla lunga non va, non regge, non funziona.
Vorremmo una scatola. Per giocare al lavoro. Né meccanico, né piccolo chimico, infermiere o costruttore, come li vendevano una volta: un lavoro che sia uno. Gira l’anno e bene che vada in tante aziende aretine viene rinnovata la cassa integrazione. O si passa alla mobilità. Oppure si chiude. E purtroppo non per gioco.
Vorremmo una scatola. Per giocare al lavoro. Né meccanico, né piccolo chimico, infermiere o costruttore, come li vendevano una volta: un lavoro che sia uno. Gira l’anno e bene che vada in tante aziende aretine viene rinnovata la cassa integrazione. O si passa alla mobilità. Oppure si chiude. E purtroppo non per gioco.
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