Aretini contro aretini e c'era Gelli


La guerra in Spagna divide come allora. Oggi nel ricordo, nelle testimonianze. Il Corriere di Arezzo da settimane tratta, unico quotidiano locale a farlo, un argomento che non fa nè storia nè accademia, ma doverosa cronaca, informazione. Dalla Spagna vogliono rimuovere un monumento, quello a Ceccherelli, legionario ricordato nell'atrio del liceo classico di Arezzo. Ma la guerra di Spagna è molto di più come ha raccontato sul Corriere Alfredo Venturi.
Le recenti polemiche sulla lapide che nell'atrio del liceo Petrarca ricorda Vittorino Ceccherelli, il giovanissimo tenente pilota caduto nella guerra di Spagna, ripropongono all'attenzione un carattere tipico di quel conflitto, che non fu soltanto guerra civile spagnola ma vide anche italiani combattere contro italiani. Nell'estate del 1936, lanciando dal Marocco la sua sfida al governo repubblicano di Madrid, il generale Francisco Franco certo non poteva immaginare che quello che s'iniziava era il prologo della seconda guerra mondiale, la prova generale del conflitto più cruento della storia. A parte pochi mesi di tregua del 1939, ci vorranno nove anni perché la vecchia Europa sfigurata e dissanguata ritrovi la pace. - Falangisti Il colpo di stato falangista si ripercuote immediatamente oltre le frontiere spagnole. L'Europa si polarizza secondo una duplice discriminante, legalitaria e ideologica: l'Italia fascista e la Germania hitleriana appoggiano Franco, la Russia comunista, la Francia del Fronte popolare e la Gran Bretagna si schierano con il governo uscito dalle elezioni, guidato dal socialista Largo Caballero. Dall'Italia arriva un nutrito Corpo truppe volontarie comandato dal generale Mario Roatta, ma anche un flusso consistente di antifascisti (molti di loro provengono più esattamente dall'esilio, soprattutto dalla Francia) determinati a battersi al fianco dei repubblicani. Si forma, inquadrato nelle Brigate internazionali, il Battaglione Garibaldi, più tardi Brigata Garibaldi. - I tre aretini. E così la guerra civile spagnola diventa anche guerra fra italiani. Da una parte i volontari di Mussolini, alcune decine di migliaia, dall'altra gli antifascisti, circa quattromila, e fra di loro gente come Pietro Nenni, Luigi Longo, Giuseppe Di Vittorio, Randolfo Pacciardi, Carlo Rosselli. La linea del fronte spagnolo attraversa l'Italia, e attraversa anche la nostra provincia. Sono diverse decine, distribuiti fra i due schieramenti contrapposti, i combattenti che provengono da Arezzo e dintorni. Sul fronte nazionalista, partono da qui tre ufficiali piloti che saranno decorati con medaglia d'oro al valor militare. Uno è il tenente Ceccherelli involontario protagonista delle polemiche di questi giorni. Il secondo è il sottotenente Duilio Nicchiarelli proveniente da Cortona, dove anche per lui c'è una lapide che ne ricorda il sacrificio. Il terzo è il tenente colonnello Vezio Paoletti. Erano tutti e tre piloti da caccia, probabilmente impegnati sui CR32, o sui nuovissimi G50, parte della flotta di oltre settecento fra bombardieri, caccia, ricognitori e aerei da trasporto, che Roma spedì nei cieli di Spagna. - Licio e la Spagna. Il nome più noto fra i "legionari" legati a questa città è certamente quello dell'aretino d'adozione Licio Gelli. Riferiscono le cronache che il futuro fondatore della loggia P2, all'epoca non ancora maggiorenne, fece carte false per partecipare al conflitto spagnolo. Al ritorno in patria raccontò a puntate le sue esperienze di guerra, fra le quali la morte in combattimento del fratello maggiore Raffaello, sul "Ferruccio", organo settimanale della federazione fascista di Pistoia. Più tardi pubblicò quei ricordi in un volume dal titolo altisonante: "Fuoco! Cronache legionarie della insurrezione antibolscevica di Spagna". Ovviamente il coinvolgimento di nostri concittadini al conflitto del 1936-39 non si limita allo schieramento fascista. - Berneri. Il caso più celebre è quello di Camillo Berneri, lombardo di nascita che visse molti anni a Arezzo. Intellettuale anarchico, Berneri sosteneva nel periodico "Guerra di classe", che pubblicava a Barcellona dall'ottobre del 1936, la necessità di fare del conflitto l'occasione per avviare una profonda rivoluzione sociale in senso genuinamente libertario. Le sue posizioni entrarono rapidamente in conflitto con la visione spietatamente pragmatica dei militanti stalinisti: alla fine Berneri fu assassinato in circostanze poco chiare, ma certo si può annoverare tra le vittime delle "giornate di maggio", la resa dei conti fra i comunisti e gli altri antifascisti che insanguinò la Catalogna nella primavera del 1937. - I due valdarnesi. Fra gli uomini di questa provincia che combatterono contro Franco e i suoi alleati si ricordano un sopravvissuto, Pasquale Migliorini di Cavriglia, che un giorno farà tesoro dell'esperienza spagnola entrando a far parte del Comitato di liberazione nazionale, e Aurelio Aiacci, anche lui di Cavriglia, che invece cadde in combattimento. Aiacci si era arruolato fin nel luglio del 1936 nella Colonna Francisco Ascaso, chiamata anche Colonna Rosselli, una delle formazioni armate che precedettero la nascita delle Brigate internazionali. Fu colpito a morte nell'aprile del 1937 durante l'assalto repubblicano alla roccaforte nazionalista di Huesca, in Aragona.

3 commenti:

  1. paolo casalini20 ottobre 2009 10:15

    Concordo sulla necessità di una rianalisi storica e conoscitiva del conflitto. Sono sempre del parere che non serve riaccendere polemiche politiche sulla questione

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  2. è molto significativo che si faccia, grazie al Corriere!
    Lalla Turetti

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  3. Complimenti per l'intuizione e l'iniziativa. La storia non è accademia, quando serve a capire anche il presente. E ricordare quel periodo - soprattutto attraverso le testimonianze dei superstiti (da qualunque parte essi siano stati) - significa anche capire meglio perché ancora oggi, dopo 60 anni, il nostro Paese si "sente in trincea"...
    Giacomo Marinelli Andreoli

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